Pandev, ricordi rossoblù tra Preziosi e salvezze: "A Genova sono stato da Dio"
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Pandev, ricordi rossoblù tra Preziosi e salvezze: “A Genova sono stato da Dio”

L’ex attaccante macedone ripercorre i suoi anni al Genoa: il rapporto con Preziosi, le salvezze sofferte, i derby e un addio amaro. “Ci fu una mancanza di rispetto”.

Goran Pandev apre il libro dei ricordi. In un’intervista concessa alla Gazzetta dello Sport, l’attaccante macedone ha ripercorso i suoi sei anni e mezzo con la maglia del Genoa, un periodo vissuto tra la gestione di Preziosi e l’affetto per la maglia rossoblù. Un legame forte, nonostante tutto.

“Un miracolo, considerando Preziosi”

La presidenza Preziosi è il punto di partenza del racconto di Pandev. Un’era che definisce quasi un’impresa. “Un miracolo, considerando Preziosi!”, esordisce il macedone. L’interesse dell’ex presidente era di lunga data, come ricorda lo stesso giocatore: “Mi voleva già ai tempi della Lazio, quando andavo in lega lo sentii più volte urlare a Lotito qualcosa del tipo ‘Te lo compro io’”. La gestione del club era però frenetica. Pandev descrive un ambiente in perenne cambiamento, con un viavai continuo di allenatori e calciatori: “Ogni sei mesi cambiava mister e ogni estate entravano 20 giocatori”.

Salvezze sudate e derby unici

Nonostante il caos societario, il bilancio personale di Pandev è netto. “Sono stato da Dio”, afferma senza esitazioni. I ricordi più vivi sono legati alle battaglie sul campo, momenti che hanno cementato il rapporto con la tifoseria. L’attaccante rievoca “le salvezze, tutte sudate”, conquistate con fatica fino all’ultimo. Un capitolo a parte è dedicato ai derby della Lanterna, partite che secondo lui avevano un sapore speciale. “Diversi rispetto a Roma e a Milano”, sottolinea, evidenziando l’unicità della stracittadina genovese.

L’addio e il rimpianto Ballardini

L’avventura di Pandev al Genoa non si è chiusa nel migliore dei modi. L’attaccante macedone parla del suo addio, legato all’arrivo di Blessin in panchina, senza entrare nei dettagli ma lasciando trasparire amarezza. “Ci fu una mancanza di rispetto, inutile parlarne”, taglia corto. Il pensiero finale è per la retrocessione arrivata in quella stagione, un esito che secondo lui si sarebbe potuto evitare con una guida tecnica diversa. La sua convinzione è chiara: “Con Ballardini il Genoa si sarebbe salvato”.