Peo Campodonico, 91 anni e una vita dedicata a Genova, non ha dubbi. Sentir chiamare “Pasquetta” il giorno dopo Pasqua è un errore che ferisce la memoria della città. Lo storico, ideatore dell’inno del Genoa, difende con passione l’autenticità della lingua e delle usanze locali, spiegando perché il termine corretto sia un altro, radicato nella storia del capoluogo ligure.
La difesa della tradizione genovese
La vera denominazione è “Lunedì de l’Àngiou”. Campodonico lo ribadisce con fermezza. “Il termine Pasquêta è un diminutivo che indica una festa minore, non il giorno successivo alla Pasqua Maggiore”, spiega. Una precisazione non solo linguistica, ma culturale. Chiamarlo diversamente è una piccola crepa nella memoria collettiva. La tradizione genovese per il Lunedì dell’Angelo era chiara e semplice. “Quando ero ragazzo si andava sui prati”, racconta Campodonico, evocando immagini di un tempo passato. Niente ristoranti o trattorie, considerate abitudini “da foresti”. Il cuore della giornata era la condivisione. Si portava da casa la torta Pasqualina, preparata il Sabato Santo con le sue 33 sfoglie, una per ogni anno di vita di Cristo, farcita con bietole, uova e l’immancabile prescinsêua. Era un rito che univa famiglie e amici sulle alture della città, dal monte Fasce fino alle ville di Quarto, in un’atmosfera genuina. “Quello era il Lunedì dell’Angelo”, conclude con un velo di nostalgia.




