Se n’è andato a 76 anni Claudio Capogna, l’attaccante soprannominato “il Messicano” che vestì la maglia del Genoa per una sola stagione. Era il campionato di Serie C 1970/71. Un’annata bastò per entrare nel cuore dei tifosi, che per lui crearono uno slogan capace di resistere al tempo: “Con Capogna, il Genoa sogna”. Un affetto nato non tanto dai numeri, quanto dalla sua fantasia in campo. La notizia è stata riportata da PianetaGenoa.
Una macchina da gol annunciata
L’avventura di Capogna in rossoblù iniziò con grandi aspettative. L’allora presidente Tongiani, arrivato dalla Massese, lo presentò in conferenza stampa senza nominarlo, definendolo semplicemente “una macchina da gol”. La realtà del campo fu diversa. L’attaccante, arrivato in prestito dalla Reggina, mise a segno una sola rete in tredici presenze. Eppure, il suo stile di gioco conquistò il pubblico. Ai tifosi ricordava Francesco “Ciccillo” Gallina, un altro giocatore che amava puntare l’uomo e scartare chiunque, persino i segnalinee. In quella squadra, il ruolo del bomber era affidato a Cini, che chiuse la stagione con nove centri, contribuendo alla promozione in Serie B sotto la guida di Arturo “Sandokan” Silvestri.
Quel gol contro l’Empoli
L’unica perla di Capogna con il Grifone resta un episodio quasi leggendario. La memoria storica rossoblù Marco Colla racconta di un contropiede fulminante sulla fascia sinistra contro l’Empoli. Capogna, dotato di un dribbling fulmineo, saltò tutti gli avversari, compreso il portiere, ma una volta davanti alla porta vuota esitò. Sembrava volesse entrare in porta con il pallone. Fu l’intervento disperato di un difensore a “costringerlo” a depositare la palla in rete per il definitivo 2-0. L’aneddoto più celebre, però, avvenne negli spogliatoi. Invece dei complimenti, il tecnico Silvestri lo minacciò di prenderlo a ceffoni per quella sua leziosità. La risposta del giocatore fu disarmante: “Mister, lei ha pienamente ragione, ma io avevo il desiderio di entrare in porta con la palla”.




