A margine della presentazione del suo libro dedicato alla figlia “Quello che non ho visto arrivare. Emanuela, l’anoressia e ciò che resta di bello”, l’ex direttore generale del Genoa Giorgio Perinetti ha analizzato la stagione rossoblù, soffermandosi sul decisivo impatto di Daniele De Rossi. Le sue parole tracciano un bilancio tra il presente della squadra e il suo personale passato nel club, segnato da un addio discusso con l’allora presidente Enrico Preziosi.
“De Rossi ha dato un’identità alla squadra”
Secondo Perinetti, l’annata del Grifone è stata divisa in due fasi distinte. “Con l’arrivo di Daniele De Rossi c’è stato un cambiamento netto sotto tanti aspetti: mentalità, personalità e idee”, ha spiegato l’ex dirigente. Il cambio di passo è evidente sul campo. “Oggi è davvero piacevole vedere giocare il Genoa, con determinazione e con quel carattere che ha sempre contraddistinto le sue stagioni e le sue partite”. Perinetti ha poi aggiunto come il tecnico abbia dato “un’identità importante alla squadra”, esprimendo un auspicio per il futuro.
Il futuro del tecnico e le sirene di mercato
La permanenza dell’allenatore è un tema centrale. “Mi auguro, ovviamente per il Genoa, che possa restare e continuare questo percorso”, ha affermato Perinetti, consapevole delle attenzioni che De Rossi sta attirando. “Credo che ci siano diverse sirene intorno a lui e vedremo se deciderà di ascoltarle oppure no”. L’ex dg si è detto fiducioso sulla capacità di valutazione del tecnico, descritto come una persona di grande maturità. “Saprà sicuramente valutare tutto con equilibrio, senza lasciarsi attirare da strane tentazioni. È un ragazzo serio, umile e molto lavoratore”.
Ricordi e rimpianti: “Un onore lavorare per il Genoa”
Il legame con il club e la città rimane forte per Perinetti. “Appartenere a quel club, aver lavorato e collaborato per quella società è stato un grande onore”, ha dichiarato, definendola un’esperienza che “rimane dentro per sempre. L’epilogo non è stato fortunato. Sinceramente credo che si potesse completare il lavoro iniziato, ma è andata così”. Una decisione, ha precisato, presa insieme al presidente di allora, Enrico Preziosi. L’ex dirigente ha anche ammesso di aver commesso “qualche errore nei primi passaggi, coltivando un rimpianto, più di tutti: non aver preso Trossard , oggi all’Arsenal. Mi dispiace di non essere riuscito a portarlo al Genoa, eravamo ad un passo. Comunque Ho scoperto una città viva, appassionata, nella quale è stato facile creare amicizie sincere”.




