Un’apertura dal ministro per lo Sport, Andrea Abodi, riaccende le speranze per l’introduzione delle ‘standing zone’ negli stadi italiani. La disponibilità è emersa in risposta a un’interrogazione parlamentare presentata dal deputato ligure del Partito Democratico, Luca Pastorino, che ha chiesto di valutare l’adozione di settori con posti in piedi, seguendo l’esempio di altri paesi europei.
La spinta dei tifosi e i lavori allo stadio
La questione è tornata al centro del dibattito a Genova in vista dei futuri lavori di ammodernamento dello Stadio Luigi Ferraris. Il progetto potrebbe infatti comportare una riduzione della capienza totale, un’eventualità che ha spinto la tifoseria del Genoa, con il sostegno di quella sampdoriana, a promuovere la reintroduzione delle aree in piedi. L’iniziativa ha già ottenuto un primo via libera dal Consiglio comunale, che ha approvato due ordini del giorno in questa direzione, e ha incassato l’appoggio della sindaca Silvia Salis.
I vantaggi della proposta
Secondo Pastorino, l’adozione delle ‘standing zone’ porterebbe diversi benefici. In primo luogo, consentirebbe di aumentare la capienza degli impianti, in particolare quella dei settori popolari. Questo aiuterebbe a contrastare il caro biglietti, offrendo un’alternativa a costo ridotto rispetto ai posti a sedere e rendendo lo stadio più accessibile. Un altro aspetto riguarda la sicurezza: si eviterebbe che i tifosi stiano in piedi sui seggiolini, riducendo il rischio di cadute e migliorando i flussi di uscita a fine partita. Infine, la proposta mira a riportare i giovani allo stadio, favorendo l’inclusione. «Accogliamo la disponibilità del ministero a sedersi intorno a un tavolo, anche con le istituzioni e le tifoserie», ha commentato Pastorino, auspicando che le occasioni di confronto arrivino presto.




