Genoa, Blazquez rompe il silenzio: «A-Cap ha un debito di 50 milioni. Ora possiamo guardare avanti»
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Genoa, Blazquez rompe il silenzio: «A-Cap ha un debito di 50 milioni. Ora possiamo guardare avanti»

Il CEO del Genoa, Andres Blazquez, rivela i retroscena del contenzioso con A-Cap: bloccati gli arrivi di De Gea e Greenwood, con un danno stimato tra i 70 e gli 80 milioni di euro.

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Dopo mesi senza dichiarazioni ufficiali, Andres Blazquez torna a parlare del Genoa e della controversia legale con A-Cap, conclusasi dopo diciotto mesi con un esito favorevole al club rossoblù. L’amministratore delegato rivendica la correttezza della ricapitalizzazione effettuata per salvaguardare la società e guarda alle prospettive finanziarie sotto la proprietà di Dan Șucu.

«Siamo sollevati. Eravamo assolutamente certi che la ricapitalizzazione fosse stata fatta secondo le regole e per salvare il Genoa. Il Tribunale di Genova ha convalidato ciò che sapevamo fin dall’inizio: è stata fatta la cosa giusta per il bene del Genoa», ha dichiarato Blazquez.

Genoa-A-Cap, il nodo delle quote e il debito da 50 milioni

Circa il 22% delle quote del Genoa è stato sequestrato ad A-Cap e affidato a un custode nominato dal Tribunale di Genova, che esercita i relativi diritti di voto nelle assemblee societarie.

Blazquez sottolinea come la situazione abbia ridimensionato il ruolo della precedente controparte negli equilibri del club: «Quel pacchetto non è più sotto il controllo di A-Cap e, inoltre, A-Cap non ha alcun coinvolgimento con il Genoa, né tanto meno potere di governance. Hanno un debito di 50 milioni di euro da saldare».

L’esito della vicenda rappresenta un passaggio rilevante per la governance rossoblù, dopo un contenzioso che ha accompagnato la società per un anno e mezzo e comportato costi legali ingenti.

Spence, De Gea e Greenwood: le occasioni mancate sul mercato

Nell’intervista a Flashscore, Blazquez torna anche sulle decisioni che, a suo giudizio, hanno limitato le possibilità del Genoa sul mercato quando A-Cap aveva ancora un peso nelle scelte societarie. Tra gli episodi citati c’è quello di Djed Spence, per il quale il club avrebbe avuto un’opzione d’acquisto da sette milioni di euro.

«Un danno sportivo. Avevamo un’opzione per acquistarlo per 7 milioni di euro, loro rifiutarono. Ci dissero: “No, non potete permettervelo”».

L’ad racconta poi di un’offerta per David De Gea, che sarebbe stato proposto a parametro zero, ma scartato con la motivazione che fosse «un portiere vecchio stampo». Blazquez cita anche Mason Greenwood, sostenendo che fosse stato proposto al Genoa dalla stessa persona.

Il dirigente stima in oltre 70-80 milioni di euro il valore dei giocatori che il club avrebbe potuto perdere a causa di decisioni condizionate da soggetti esterni alle competenze sportive. «Ciò non sarebbe accaduto se il signor Sucu avesse avuto il controllo», afferma, difendendo un modello gestionale basato sulla delega a professionisti qualificati.

Șucu al centro del progetto di rilancio

Blazquez descrive il nuovo proprietario come una figura presente e coinvolta, che ha accettato un rischio significativo entrando nel Genoa quando la società era vicina al fallimento.

«Il signor Sucu si è dimostrato un proprietario molto presente, molto positivo e molto impegnato. Si è assunto un rischio enorme entrando quando la società era vicina al fallimento».

L’investimento, spiega l’amministratore delegato, si fondava sulla convinzione di ottenere un esito legale favorevole. «Non abbiamo mai pensato a una condanna: Sucu ha investito e gestito il Genoa come se fosse così. I costi legali sono stati ingenti, si parla di milioni di euro».

Ora la società punta a proseguire il risanamento dei conti e a migliorare gradualmente la propria situazione finanziaria. I progressi nella contabilità, insieme al valore della rosa, potrebbero consentire al Genoa di aprire nuove opportunità di finanziamento e attrarre partner differenti.

«Saremo in grado di proseguire il piano di risanamento del club, migliorare i conti e continuare a investire», spiega Blazquez.

Serie A, il problema degli stadi frena la crescita

Nel finale, l’ad rossoblù allarga lo sguardo alla situazione del calcio italiano, che considera in ritardo rispetto agli altri principali campionati europei. Nonostante le difficoltà, Blazquez ritiene che il potenziale della Serie A rimanga elevato grazie alla forza dei suoi marchi storici.

«Siamo il quarto campionato dei Top 5 europei. Tuttavia, c’è qualcosa di positivo: il potenziale rimane molto alto. Abbiamo marchi fantastici: la Juventus, l’Inter, la storica Roma, il Napoli e il club più antico d’Italia, il Genoa».

Il principale ostacolo, secondo il dirigente, è rappresentato dalle infrastrutture e dalla necessità di sviluppare nuovi stadi, capaci di generare ricavi aggiuntivi. Come esempio cita il Como, indicandolo come un modello di gestione capace di combinare investimenti mirati, scouting efficace e organizzazione sportiva.

Per il Genoa, la priorità rimane consolidare il risanamento e costruire basi finanziarie più solide, con l’obiettivo di tornare a investire senza compromettere l’equilibrio della società.