Daniele De Rossi si sente sempre più a casa a Genova. Il tecnico ha raccontato la sua visione per il club in un’intervista a “Cronache di Spogliatoio”, delineando un progetto che unisce innovazione tecnologica, valorizzazione dei giovani e un’identità di squadra forgiata dal calore del Ferraris. Un legame profondo con l’ambiente rossoblù che lo porta a dire: “Finché starò al Genoa, non ho bisogno di nient’altro”.
Tecnologia e futuro: arrivano gli AI glasses
La curiosità per una novità vista su Instagram si trasformerà presto in un nuovo metodo di lavoro a Pegli. De Rossi ha confermato l’intenzione di introdurre gli occhiali intelligenti, o AI glasses, negli allenamenti. “Li useremo in allenamento, così i calciatori possono rivedere la loro postura del corpo, oppure una pressione di un avversario”, ha spiegato il tecnico. Questa tecnologia, dotata di telecamera incorporata, permetterà un’analisi dettagliata dei movimenti in campo. La scelta di testarli a Genova, e non durante il ritiro estivo, è precisa: “Non volevo fare il fenomeno i primi giorni a Moena”. Una decisione che riflette un approccio ponderato all’innovazione.
Un patto con il Ferraris: coraggio e spavalderia
Il rapporto con la tifoseria è un pilastro del progetto di De Rossi. Giocare al Ferraris impone un dovere. “Non possiamo difendere e basta, 32-33mila persone sono il nostro uomo in più”, ha affermato l’allenatore. La gente genoana chiede un atteggiamento preciso. “La tifoseria chiede coraggio e un po’ di spavalderia”. Su questa base è nata una squadra “sanguigna”, in sintonia con il suo pubblico. Questo spirito si lega anche alla gestione dei talenti emergenti. De Rossi non esita a dare loro spazio, a volte “più di quanto meritino”, per una ragione strategica: “Voglio capire se devo chiedere al presidente Sucu di sborsare dei soldi oppure puntare su di loro”.
L’uomo dietro l’allenatore
La mentalità del De Rossi allenatore è la stessa del calciatore che non si tirò indietro dal dischetto nella finale di Berlino. “Non mi sono mai sforzato nel prendermi una responsabilità”, ha raccontato. Questa attitudine si riflette nel modo in cui costruisce il gruppo, un processo più semplice in un club rispetto alla Nazionale, definita “dispersiva”. In una lunga intervista emerge anche il lato personale del tecnico, dal rapporto con il suo staff, “cinque fratelli” con cui condivide le serate a Boccadasse, alle telefonate notturne di Sabatini. “Mi chiama all’una di notte per segnalarmi un calciatore. A volte chiude la telefonata con ‘Sei grasso, dimagrisci’”.



