Un’analisi lucida, senza cercare scuse. Daniele De Rossi commenta la prestazione del suo Genoa contro la Juventus partendo da un presupposto chiaro: la squadra vista nel primo tempo non era quella che aveva in mente. “Non l’avevo preparata così poco aggressiva”, ha ammesso il tecnico, spiegando come l’intenzione fosse quella di togliere ritmo e pallone agli avversari per creare spazi.
L’aggressività mancata e la qualità degli avversari
Il piano partita era diverso. L’idea era quella di un Genoa capace di aggredire alto, anche accettando il rischio di lasciare spazi per i contropiedi. “La sosta ce l’ha avuta anche la Juventus e ha più nazionali di noi. Abbiamo avuto i giorni sufficienti per preparare la gara, i nostri hanno viaggiato, ma vale per tutti. Avevamo preparato una partita molto più aggressiva, sapendo di poter prendere gol in contropiede perché eravamo aperti. La differenza è che le altre squadre a volte sbagliano i passaggi, a qualcuno tremano le gambe. A loro no”, è stata la sintesi. di De Rossi.
La nota positiva si chiama Baldanzi
In una serata complicata, una luce arriva dalla panchina. De Rossi ha elogiato l’impatto di Tommaso Baldanzi sulla partita. Il giovane centrocampista è entrato con il piglio giusto, senza timore. “È stato bravo, è entrato in modo energico e non gli è mai scottata la palla”, ha dichiarato l’allenatore. Secondo De Rossi, è proprio questo l’atteggiamento necessario per mettere in difficoltà squadre come la Juventus: togliere loro il possesso e il ritmo. L’ingresso di Baldanzi ha portato una ventata di quella personalità che era mancata in precedenza.
La battuta sull’Italia
Infine, De Rossi è tornato a parlare anche dell’eliminazione della Nazionale italiana dai Mondiali: “Per guardare al futuro bisogna un po’ tornare indietro. Ho letto e sentito tantissime frasi fatte, ognuno ha la sua ricetta… Io ho una squadra di Serie D, proviamo nel nostro piccolo a ripartire dalle basi e lo facciamo da prima che perdessimo con la Bosnia. I risultati però bisogna essere coscienti che si vedranno tra 15-20 anni, serve pazienza, vanno aspettati. Poi se il metro di paragone sono Totti o Del Piero, non è detto che ne nascano tanti altri. Ho letto delle PlayStation, ma quelle ci sono in Norvegia, in Bosnia e dappertutto. Se vogliamo crescere bisogna pagare la gente che lavora con i giovani non come chi fa un qualcosa dopo il lavoro, ma come chi lo fa di lavoro”.




