Addio a Gino Paoli: il cantautore che sognava una sola Genova nel pallone
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Gino Paoli e il Genoa: “Essere tifosi è un destino, non una scelta”

Le parole di Gino Paoli sul Genoa: un amore che non si sceglie, ma si eredita. Un legame viscerale che unisce generazioni di tifosi.

Essere del Genoa non è una scelta. È un destino scritto nel Dna, un’eredità che si tramanda di padre in figlio senza bisogno di spiegazioni. Un concetto che Gino Paoli ha saputo racchiudere in un suo scritto, “Nascere Genoani”, un testo senza tempo riproposto dal Museo della Storia del Genoa.

Un legame scritto nel Dna

Come si diventa genoani? Non si decide, accade. Paoli lo paragona a un tratto somatico, come il colore degli occhi o dei capelli. È qualcosa con cui si nasce. Il cantautore ricorda con affetto il suocero, possessore della tessera numero uno del club, un postino la cui unica grande passione era la squadra rossoblù. Un amore così totalizzante da condizionare la vita familiare: se il Grifone perdeva, il giovane Paoli doveva lasciare la fidanzata a debita distanza da casa per evitare l’ira del padre. Un aneddoto che dipinge un’intera generazione di tifosi e un legame viscerale con la squadra, capace di influenzare gli umori e le abitudini quotidiane.

Genova prima della rivalità

Il testo esplora anche il rapporto con l’altra squadra della città, la Sampdoria. Paoli descrive una rivalità fatta di sfottò e comicità, come quella vissuta con gli amici sampdoriani. Eppure, sotto la superficie, emerge un sentimento più profondo. L’essere “genovesi di ferro” unisce più di quanto la fede calcistica possa dividere. Il cantautore ammette di aver festeggiato per lo scudetto della Sampdoria, perché il successo di qualcosa che nasce a Genova è una vittoria per tutta la città. La competizione sportiva, come nella boxe, diventa uno strumento che rafforza il legame, non lo spezza. È una visione dello sport che unisce.