Genova perde uno dei suoi cantori. Gino Paoli si è spento oggi, 24 marzo, a 91 anni, lasciando un vuoto nel mondo della musica e in quello dello sport, che ha sempre seguito con uno sguardo unico. Nato a Monfalcone ma genovese d’adozione, non ha mai nascosto la sua fede per il Genoa, il Grifone. Una passione viscerale che, però, non gli ha mai impedito di guardare all’altra metà della città, quella blucerchiata, con rispetto e persino con gioia.
Un paradosso per unire la città
Paoli non era uomo da etichette. La sua visione del tifo andava oltre la semplice rivalità cittadina, trasformandosi in un pensiero quasi filosofico. “A Genova ci vorrebbe una squadra sola, così tutti i genovesi andrebbero d’accordo”, disse in un’intervista a Primocanale. Nonostante il suo cuore fosse rossoblù ammetteva di essere felice per le vittorie della Sampdoria, perché rappresentava comunque un successo per la città. “Sono contento quando la Samp vince perché è una squadra di Genova, ma lo sono ancora di più quando vince il Genoa perché io sono genoano”, spiegò. Un concetto non sempre compreso, ma che rivela la profondità di un artista capace di vedere oltre i colori.
L’amore per gli eroi solitari
La sua passione non si limitava al calcio. Paoli era un grande amante del ciclismo e di uno dei suoi eroi più iconici, Fausto Coppi. Al campionissimo dedicò nel 1988 il brano “Coppi”, descrivendolo come un “omino con le ruote”, un eroe sportivo ma soprattutto un uomo capace di affrontare la solitudine. Una figura malinconica e potente, proprio come quelle che popolavano le sue canzoni. Un amore, quello per lo sport, che Paoli ha coltivato per tutta la vita, raccontandolo con la stessa poesia con cui ha segnato la storia della musica italiana. La sua voce mancherà a Genova, quella unita che sognava e quella divisa dal pallone.




