Il Genoa aveva provato a convincere Francesco Totti a tornare in campo. Non è una voce di mercato, ma il racconto dello stesso ex capitano della Roma, che nel suo nuovo libro ha ricostruito quanto accaduto quando aveva 48 anni. I dirigenti rossoblù lo contattarono direttamente per capire se fosse davvero disposto a rimettersi in gioco.
Una storia particolare, soprattutto per il legame tra Totti e il Genoa. L’ultima partita della sua carriera, infatti, fu proprio contro i rossoblù, il 28 maggio 2017 all’Olimpico. Nove anni dopo, il Grifone arrivò a proporgli di tornare a giocare in Serie A.
Totti e il contatto con il Genoa
Totti ha raccontato di aver ricevuto per primo il contatto proprio dalla dirigenza del Genoa. L’ex numero 10 ha spiegato di aver parlato direttamente con i rappresentanti del club, che gli posero una domanda molto semplice: se fosse davvero disposto a vivere una nuova esperienza da calciatore.
La proposta arrivò dopo alcune sue dichiarazioni scherzose sulla possibilità di tornare in campo. Totti continuava a giocare a calciotto e, pur essendo lontano dal calcio professionistico da anni, aveva raccontato di sentirsi ancora in grado di giocare.
Quella che sembrava una battuta, però, venne presa sul serio dal Genoa.
A quel punto Totti decise di capire realmente quale fosse la sua condizione fisica. Prima di dare una risposta definitiva iniziò quindi ad allenarsi con maggiore intensità: tre sedute settimanali in palestra, due appuntamenti con il fisioterapista, oltre al calciotto del lunedì e a un’alimentazione molto più controllata.
Anche Gilardino aspettava la risposta
All’epoca sulla panchina del Genoa c’era Alberto Gilardino, che conosceva bene Totti per aver condiviso con lui l’esperienza nella Nazionale campione del mondo nel 2006.
L’ex attaccante, secondo il racconto di Totti, gli scriveva anche su WhatsApp per sapere se avesse preso una decisione. Un semplice “Allora?” che rende bene quanto fosse concreta, almeno nella fase iniziale, l’ipotesi di rivedere il numero 10 in campo.
Totti ha raccontato di aver sostenuto gli allenamenti senza particolari problemi, nonostante i normali acciacchi legati all’età. La schiena, ha spiegato, gli dava qualche problema, ma il fisico rispondeva meglio di quanto immaginasse.
C’era anche un elemento emotivo a rendere particolare la possibile destinazione. Totti ha ricordato con piacere Marassi, definendolo uno stadio dall’atmosfera “all’inglese”, con il pubblico molto vicino al campo. E proprio contro il Genoa aveva disputato l’ultima partita della sua carriera.
Il no di Totti: “Si può giocare in una squadra che non sia la Roma?”
Alla fine, però, la decisione fu negativa. Non fu soltanto una questione anagrafica. Totti ha spiegato che il dubbio principale riguardava la possibilità di indossare una maglia diversa da quella della Roma.
Nel suo racconto, l’ex capitano giallorosso ammette che la testa lo spingeva a considerare l’idea, mentre il cuore continuava a riportarlo alla Roma. Per questo, nonostante gli allenamenti e una condizione fisica che lo aveva sorpreso positivamente, scelse di non accettare.
Il Genoa rimase così soltanto una possibilità sfiorata. Una proposta reale, arrivata direttamente a Totti a 48 anni, che avrebbe potuto riportarlo in Serie A dopo sette anni dal ritiro.
A distanza di tempo, il retroscena acquista un significato particolare proprio per il Genoa: il club che avrebbe potuto diventare l’ultima maglia della carriera di Totti era anche la squadra affrontata nell’ultima partita ufficiale della sua storia da calciatore.



