Daniele De Rossi ha ridisegnato il Genoa partendo da un’idea precisa: costruire un’identità. Vitinha è la sintesi della nuova filosofia rossoblù.
Un nuovo ruolo in campo
L’attaccante portoghese non è più solo un’alternativa offensiva. La sua trasformazione è tattica. De Rossi gli ha affidato il compito di legare il gioco, di abbassarsi tra le linee per fare da sponda e aprire varchi per gli inserimenti dei compagni. Non è più un finalizzatore puro. È diventato un costruttore di gioco. Il suo movimento ad arretrare crea lo spazio che permette alla punta centrale di attaccare la profondità, disegnando una coppia d’attacco complementare e più imprevedibile per le difese avversarie.
Efficacia al posto dello spettacolo
La maturazione di Vitinha è visibile nella qualità delle sue giocate. Ha abbandonato la ricerca del gesto tecnico fine a se stesso per concentrarsi sulla concretezza. Un controllo orientato per superare la pressione, una conduzione palla al piede per far avanzare la squadra, un appoggio semplice per dare ritmo alla manovra. Sono questi i dettagli che hanno aumentato la fluidità del Genoa. In una squadra che non sempre può dominare il possesso, la sua capacità di rendere giocabili palloni sporchi trasforma azioni confuse in opportunità ordinate.
La fiducia come motore della crescita
Il cambiamento non è solo tecnico o tattico. È mentale. Sentirsi al centro del progetto tecnico di De Rossi ha restituito a Vitinha la consapevolezza nei propri mezzi. Ora chiede il pallone, si assume la responsabilità di iniziare l’azione e non teme l’errore. Questo atteggiamento è il riflesso della fiducia che l’allenatore gli ha concesso. Vitinha è diventato un facilitatore, un giocatore che tiene insieme i reparti e migliora il rendimento collettivo.




