Un episodio specifico avvenuto durante la partita tra Milan e Genoa ha acceso un faro su una potenziale lacuna del regolamento calcistico. Il gesto del difensore serbo del Milan, Strahinja Pavlović, che ha deliberatamente danneggiato il dischetto del rigore, ha scatenato un dibattito sulla congruità della sanzione prevista in questi casi, aprendo a riflessioni sulla necessità di un intervento normativo.
Una sanzione troppo lieve
Il regolamento attuale prevede solamente un’ammonizione per un comportamento antisportivo come quello di rovinare il punto di battuta di un calcio di rigore. Durante l’incontro, l’arbitro Maurizio Mariani ha applicato correttamente la norma, estraendo il cartellino giallo nei confronti di Pavlović. Tuttavia, la leggerezza della sanzione appare sproporzionata se confrontata con altre infrazioni, come un salvataggio volontario con la mano sulla linea di porta, punito con l’espulsione diretta. La critica sollevata è che un’azione deliberata volta a sabotare un’occasione da gol cruciale come un rigore meriterebbe una punizione più severa. A margine, si nota come l’arbitro abbia dimenticato di far ripristinare le condizioni del dischetto, aggiungendo un ulteriore elemento di discussione alla gestione dell’episodio.
La proposta di modifica e lo scenario futuro
Di fronte a questa evidente incongruenza, emerge con forza la richiesta di una modifica regolamentare in tempi brevi. La proposta sul tavolo è quella di inasprire la sanzione, introducendo l’espulsione diretta e una squalifica di due giornate per chi si rende protagonista di simili gesti. Se il regolamento non dovesse cambiare, si potrebbe assistere a scenari paradossali: gli allenatori potrebbero strategicamente designare dei veri e propri “specialisti” nel danneggiare il dischetto, scegliendoli tra i giocatori non ancora ammoniti. Una prospettiva che sottolinea l’urgenza di un adeguamento normativo per preservare la sportività e l’equità del gioco.




