La protesta di Daniele De Rossi trova un alleato inatteso. Le parole del tecnico del Genoa, successive al rigore concesso al Napoli al 92′ minuto con l’intervento del VAR, hanno aperto un dibattito a cui si è iscritto anche Juan Jesus. Il difensore del Napoli, ed ex compagno di squadra di De Rossi alla Roma, ha espresso una visione critica sulla tecnologia in un’intervista a Sport Mediaset alla vigilia della sfida di Coppa Italia tra Napoli e Como.
L’opinione del difensore
Juan Jesus non usa mezzi termini. “Ho vissuto due epoche del calcio, come De Rossi”, ha affermato il difensore, tracciando un parallelo con l’allenatore del Grifone. L’idea che la tecnologia potesse aiutare gli arbitri a ridurre gli errori è stata messa in discussione dai fatti. “Oggi ci sono discussioni su tutto: sui rigori, sulle punizioni, sulle ammonizioni, sulle espulsioni“. Il risultato, secondo il giocatore, è un aumento delle polemiche che coinvolge ogni squadra, senza distinzioni. ‘Non vedo miglioramenti su niente’, ha aggiunto, definendo la situazione attuale un passo indietro per il calcio. Il ricordo va alle domeniche in cui le discussioni si limitavano a un fuorigioco, un’epoca percepita come meno caotica.
Questione regolamento
Il difensore brasiliano ha portato esempi concreti per sostenere la sua tesi. Ha citato un suo fallo di mano contro il Lecce, chiedendosi cosa avrebbe potuto fare di diverso con il braccio vicino al corpo e un tocco appena percettibile. Il problema è la moviola. Un altro punto sollevato riguarda i contatti di gioco, come i pestoni. “Il calcio si gioca coi piedi, ci sta toccare il piede di un altro”, ha spiegato Juan Jesus, evidenziando una presunta incoerenza: se un ‘step on foot’ in area è rigore, allora ogni contatto simile fuori dall’area dovrebbe essere punizione. Una logica che, se applicata, frammenterebbe il gioco. La conclusione è amara e diretta: ‘Purtroppo sta diventando un casino e così è difficile essere un appassionato’.




