Il Genoa è la sua seconda pelle. Un legame forgiato in 215 presenze, di cui oltre 150 con la fascia da capitano al braccio. Claudio Onofri ha ripercorso la sua storia in rossoblù in un’intervista esclusiva a Il Secolo XIX, un racconto che parte da un’immagine indelebile. Quella di un gol segnato al Milan, un momento che ancora oggi definisce il suo legame con la maglia del Grifone.
Un’immagine indelebile sotto la Gradinata
C’è un ricordo che più di altri definisce l’avventura di Onofri al Genoa. Non è solo un’azione di gioco, ma un’istantanea che resiste al tempo. “Ho una foto attaccata sul muro dietro il letto e quando mi sveglio la prima cosa che guardo è proprio quella, con grande nostalgia e tanto affetto, in ginocchio sotto la Gradinata Nord dopo aver segnato di testa niente meno che al Milan”. Un gesto, un’esultanza e un avversario che racchiudono il senso di appartenenza di un giocatore diventato bandiera. Un legame che va oltre le statistiche e si nutre di emozioni vissute sul campo, davanti al proprio pubblico.
Da capitano a braccio destro di Scoglio
Terminata la carriera da calciatore, Onofri ha esplorato nuove strade. La panchina da primo allenatore si rivelò una fonte di stress, con notti insonni passate a rivivere le sconfitte. Il suo ruolo ideale lo trovò quasi per caso, diventando il secondo di Franco Scoglio. In un’intervista, Onofri ricorda l’inizio del rapporto con il ‘Professore’. Scoglio non fece “salti di gioia” alla notizia, ma l’intesa sbocciò rapidamente. Onofri, che si aspettava “solo un gran affabulatore e uno psicologo”, scoprì un tecnico e un amico. “Nel giro di un mese al massimo diventammo amici per la pelle”, a testimonianza di un’unione nata tra scetticismo e diventata un pilastro della sua carriera.




