“Quando me ne andrò, voltarmi indietro e vedere gente a cui ho lasciato qualcosa”. Questa frase riassume la filosofia di Daniele De Rossi a un anno dal suo arrivo sulla panchina del Genoa. Un’esperienza guidata dal sentimento e dalla passione, non solo dai traguardi pratici, per inseguire “certe sensazioni e certe emozioni”.
Il rapporto viscerale con la gente
Il senso di responsabilità verso i tifosi è un pilastro del suo lavoro. “Spiace soprattutto per loro, perché meritano sempre tanto”, ha affermato nei momenti difficili. Un pensiero costante, come quello rivolto ai sostenitori rossoblù in trasferta dopo la partita di Lecce.
Questa sintonia con l’ambiente si riflette nella definizione di “paranoie e sbalzi d’umore”, una sintesi della genoanità che De Rossi ha fatto propria, comprendendone l’essenza e il legame con la Gradinata Nord.
Risultati e scelte coraggiose
Il primo anno ha portato una salvezza tranquilla e un attuale centro classifica. Il percorso non è stato privo di ostacoli, come un mercato estivo complesso e un avvio di stagione non semplice, ma l’allenatore ha saputo affrontare i problemi con determinazione.
La sua benzina è il coraggio, una qualità riconosciutagli anche da Gasperini. Ne è un esempio la scelta di lanciare il diciottenne Samuel Wiafe in una partita delicata, lasciando fuori un titolare come Morten Frendrup.
Ambizioni e un contratto non scontato
Il coraggio si traduce in ambizione, come quando nella scorsa primavera parlò di Conference League come un sogno che la gente del Genoa merita. Un obiettivo per un Grifone che vuole continuare a crescere.
Il suo contratto, in scadenza a giugno 2027, non è stato oggetto di un prolungamento automatico. Una situazione che conferma come la sua permanenza sia legata alle emozioni, come quelle vissute nella corsa sotto la Nord dopo il gol di Junior Messias al Bologna a gennaio.




