Roberto Trapani ha scelto il Genoa. La sua decisione di declinare l’offerta della Juventus per restare alla guida del settore giovanile rossoblù non è una semplice notizia di mercato, ma una dichiarazione d’intenti. Il club conferma una rotta precisa. L’obiettivo è costruire il futuro in casa, valorizzando i talenti cresciuti nel proprio vivaio e dando continuità a un progetto triennale già avviato. Una base di affidabilità in un calcio che spesso insegue solo il risultato immediato.
I risultati danno ragione alla strategia
I primi segnali del campo confermano la validità di questo percorso. La squadra Primavera, guidata da Jacopo Sbravati, ha chiuso la stagione con 49 punti, guadagnandosi un posto nella corsa per i playoff dopo un campionato competitivo. Un risultato che dimostra la capacità di far crescere elementi pronti per il salto nel calcio professionistico. Il dato più simbolico arriva però dall’Under 18, che nel 2025 ha conquistato la Viareggio Cup. La vittoria per 1-0 in finale contro la Fiorentina ha riportato il trofeo a Genova per la terza volta, dopo i successi del 1965 e del 2007. Non è solo una coppa. È la prova dell’esistenza di materiale tecnico e di una struttura organizzativa capace di farlo esprimere al meglio.
Una questione di identità
La permanenza di Trapani va oltre la protezione di una filiera produttiva. Per un club con la storia del Genoa, investire nel settore giovanile significa anche costruire appartenenza e riconoscibilità. Il vivaio diventa il luogo dove l’identità rossoblù prende forma, un valore che il calcio moderno rischia di disperdere. La scelta di proseguire insieme è un messaggio per la società, gli allenatori, le famiglie e gli stessi ragazzi. Il Genoa non vuole un cantiere perennemente aperto, ma un reparto da far crescere con logica e sensibilità sportiva. Per i giovani del Grifone, il segnale è chiaro: il futuro passa anche dai loro piedi.




